Ritratto di PARTEN01D, artista di musica AI da Napoli
Su invitoExperimentalNapoli

PARTEN01D

PARTEN01D è un progetto musicale anonimo nato tra Napoli, rock, electronic music e AI. Testi, melodie e riff nascono dalla composizione umana; il resto prende forma tra metal, EDM, glitch e sonorità cinematografiche. Ironico, irrequieto, difficile da definire.

A capa nun è bona. Mai.

— PARTEN01D

Trasparenza

Human × AI

Come è nato "Click", fase per fase, dichiarato dall’artista.

5Su 6 ruoli
dall’artista
Umano

Lyrics

Umano

Melody

AI

Vocals

Umano

Arrangement

Umano

Production

Umano

Mix & master

Fatto dall’artistaFatto con l’AI

Strumenti AI usati: Suno

L’intervista

Una conversazione con PARTEN01D

Intervista di IAIMA team · 6 min di lettura

Come hai iniziato a fare musica con l'AI?

Sono sempre stato un musicista. Ho iniziato a esibirmi dal vivo con musica classica nel 1998, quando ero molto giovane, e sono rimasto attivo nella musica fino al 2014. Poi mi sono trasferito all'estero per lavoro e ho smesso per un periodo di esibirmi, continuando però a scrivere testi, melodie e arrangiamenti per mantenere il legame con la composizione. Nel 2024 ho scoperto Suno, che è diventato il pretesto perfetto per ricominciare a fare musica seriamente. All'inizio ho ripreso melodie, idee e arrangiamenti che avevo scritto negli anni precedenti, usando l'AI come strumento per dare loro finalmente una forma compiuta. Da lì ho iniziato anche a comporre nuovo materiale, sviluppando un metodo di lavoro ibrido in cui scrittura, composizione e direzione artistica restano umane, mentre l'AI diventa uno degli strumenti che uso per trasformare le idee in brani finiti.

Che ruolo ha l'AI nel tuo processo creativo e cosa resta umano?

Nel mio processo creativo, l'AI entra in gioco soprattutto durante la produzione, l'arrangiamento e la sperimentazione. La uso per esplorare rapidamente direzioni diverse, trasformare demo grezze in arrangiamenti più elaborati e provare combinazioni di generi, texture e atmosfere che altrimenti richiederebbero molto più tempo e risorse. La componente umana, però, viene prima e resta centrale: il concetto, i testi, le melodie, i riff, gli hook, la struttura, l'intento emotivo e la direzione artistica nascono tutti da me. Spesso registro una prima demo con chitarra, voce o altri strumenti e la uso come base su cui costruire. Anche il prompting fa parte del mio processo creativo: non mi limito a descrivere un genere, ma cerco di comunicare movimento, tensione, immagini ed emozioni. L'AI può suggerire una soluzione, ma sono io a decidere cosa funziona, cosa eliminare, cosa rigenerare e quando un brano rappresenta davvero ciò che volevo esprimere. La vedo più come uno strumento o un collaboratore in studio che come un sostituto dell'autore.

Parlaci di "Click". Come è nato?

Ho lavorato per diversi anni nella moderazione dei contenuti per una grande piattaforma social, e mi hanno sempre affascinato la dipendenza dai social media, i suoi effetti sul sistema nervoso e il modo in cui ha ridefinito molti comportamenti umani. Il vero nucleo del brano, però, è l'alienazione che ne deriva, che si rivela pienamente solo nella sezione finale. Ho composto volutamente la musica perché risultasse frenetica, ripetitiva ed energica, quasi “ad alto tasso di dopamina”, nel tentativo di ricreare lo stesso stato cognitivo prodotto dallo scrolling compulsivo. Il brano è nato da un riff di chitarra registrato su più strati, seguito da un ritmo di batteria dritto e incessante in 4/4. Ho poi cantato il testo sulla demo e l'ho caricata su Suno, usando il prompting per plasmare un suono ossessivo a metà tra industrial ed electronic music. Ho usato i prompt non solo in modo descrittivo, ma anche evocativo, per guidare l'atmosfera, la tensione e il comportamento sonoro complessivo del brano.

“A capa nun è bona. Mai.”

Quali strumenti usi e come?

Uso Suno per la produzione finale, l'arrangiamento, per esplorare nuove idee e come supporto creativo quando mi blocco durante la composizione. Uso Cubase per registrare linee vocali, riff di chitarra e demo, che poi sviluppo ulteriormente nel mio flusso di lavoro ibrido.

Cosa significa essere un artista italiano nella scena musicale AI?

Essere un artista italiano nella scena musicale AI significa, almeno per me, accettare che in questo momento bisogna creare prima di tutto per sé stessi. Amo condividere la musica che scrivo e mi fa davvero piacere quando arriva alle persone, ma il motivo principale per cui continuo a creare è sempre lo stesso: ne ho bisogno. La musica è il mio modo di affrontare le difficoltà, uno spazio in cui posso essere completamente me stesso, senza filtri. La scena musicale AI è ancora giovane e spesso molto polarizzata: c'è entusiasmo, ma anche un forte rifiuto, a volte a prescindere da quanta creatività umana ci sia dietro un progetto. Credo che questo richieda pazienza, perché stiamo vivendo un momento molto delicato per le arti, con una transizione evidente in corso e un esito tutt'altro che prevedibile. È anche per questo che preferisco concentrarmi sulla mia motivazione personale. Mi aiuta a non lasciarmi trascinare troppo dai continui dibattiti e dalle dinamiche in evoluzione che, per ora, fanno inevitabilmente parte di questo mondo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Continuare in questa direzione, ma con sempre più consapevolezza e intenzionalità. Voglio continuare a scrivere e pubblicare musica, sviluppare ulteriormente l'identità di PARTEN01D e sperimentare nuovi modi di integrare gli strumenti AI in un processo creativo ibrido. Ciò che mi interessa di più è capire fin dove può arrivare questa collaborazione tra musicista e tecnologia senza perdere personalità, intento emotivo o identità artistica.

Perché hai scelto di mantenere l'anonimato come PARTEN01D?

Volevo che PARTEN01D avesse un'identità propria, distinta dalla persona che c'è dietro. La maschera non nasce dal bisogno di nascondermi, ma dal desiderio di creare un personaggio riconoscibile e lasciare che a parlare per primi siano la musica, i testi e l'universo visivo. L'anonimato mi aiuta anche a mantenere una certa separazione tra la mia vita privata e il progetto artistico, cosa per me importante. PARTEN01D non è quindi un modo per essere “più me stesso”, ma un linguaggio visivo e narrativo con regole proprie. Mi piace l'idea che chi ascolta possa entrare nel progetto senza sapere necessariamente chi c'è dietro, concentrandosi prima di tutto su ciò che viene espresso e sul mondo che circonda la musica.

Perché nelle tue canzoni temi seri e ironia convivono così spesso?

Perché probabilmente è il modo più naturale che ho per raccontare storie. Mi piace affrontare temi seri, a volte pesanti, senza trasformare ogni canzone in una predica o in qualcosa di costantemente drammatico. Per me, l'ironia non sminuisce ciò che dico. Spesso lo rende più umano, diretto e vicino al modo in cui viviamo davvero le situazioni difficili nella vita quotidiana: possiamo provare rabbia, preoccupazione o dolore, e un attimo dopo fare comunque una battuta. Questo contrasto mi aiuta anche a creare canzoni meno prevedibili, in cui un solo verso può cambiare improvvisamente il tono senza cancellarne il significato.

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