Ritratto di Casopazzo, artista di musica AI da Roma
Su invitoExperimentalRoma

Casopazzo

Casopazzo è una band virtuale di famiglia in cui l'estro visionario di Gabriella Casoli e il rigore metrico di Paolo Pazziani giocano con l'AI a 360 gradi: brani stratificati spaziano liberamente dalla satira più irriverente a oscuri mondi concettuali.

Istinto e metrica rigorosa piegano l'AI a melodie orecchiabili, più significati e un po' di follia.

— Casopazzo

Trasparenza

Human × AI

Come è nato "Theuth", fase per fase, dichiarato dall’artista.

3Su 6 ruoli
dall’artista
Umano

Lyrics

Umano

Melody

AI

Vocals

AI

Arrangement

Umano

Production

AI

Mix & master

Fatto dall’artistaFatto con l’AI

Strumenti AI usati: Suno, ChatGPT, Gemini

L’intervista

Una conversazione con Casopazzo

Intervista di IAIMA team · 2026-10-29 · 5 min di lettura

Come avete iniziato a fare musica con l'AI?

Casopazzo è nato tra le mura di casa nostra dall'incontro, e spesso dallo scontro creativo, di due nature opposte ma complementari: Paolo, ingegnere e sviluppatore software, razionale, con la storia e la filosofia come bussola; e Gabriella, istintiva ed emotiva, guidata da una profonda sensibilità spirituale e da un vivido mondo onirico. Tutto è iniziato con un sogno straziante che si ripeteva fin dall'infanzia di Gabriella, in cui riviveva emozioni e dettagli inspiegabilmente nitidi, per poi scoprire da adulta inquietanti coincidenze con un preciso evento storico. Da lì è nata la sua prima canzone, "Caterina piange", che rispecchia il suo sogno e, in innumerevoli dettagli, la tragica esplosione della nave Caterina Costa nel porto di Napoli il 28 marzo 1943. Sentivamo un'urgenza fisica di dare voce e suono a quella memoria sommersa, e proprio lì abbiamo scoperto la nostra alchimia: le profonde visioni di Gabriella unite al rigore storico e metrico di Paolo.

Che ruolo ha l'AI nel vostro processo creativo e cosa resta umano?

Tutto ciò che dà origine, forma e anima al brano resta radicalmente umano, a partire dal nostro conflitto creativo. Ogni brano nasce da una tensione dialettica: in Theuth abbiamo discusso animatamente fin dal singolo verbo del verso iniziale («Beato chi riposa in te» oppure «crede in te»), dove l'istinto spirituale di Gabriella cercava il peso della fede tradita, mentre la razionalità di Paolo voleva scolpire il torpore di una mente che si spegne. Nostro è anche il metodo compositivo, che organizza il conteggio delle sillabe e gli accenti tonici in una rigorosa simmetria prosodica, così come le prime melodie nascono dalle nostre voci dal vivo. L'AI agisce da moltiplicatore timbrico e orchestrale, ma non decide mai: esegue, suggerisce e viene piegata fino a rispecchiare esattamente la nostra visione. Viviamo questo equilibrio anche come genitori, educando nostro figlio di sette anni, che già canta e suona la batteria con noi, a usare l'AI come uno strumento potente, restando sempre una mente libera e critica, mai uno spettatore passivo.

Raccontateci di "Theuth". Come è nato?

Theuth nasce dall'incontro tra il timore razionale di Paolo, sviluppatore software, di un futuro Dio AGI che riduca gli esseri umani a periferiche biologiche, e i sogni premonitori di Gabriella su un falso messia tecnologico che seduce il mondo con miracoli reali, offrendo pane e pace in cambio dell'anima. Gabriella ha immaginato una liturgia distopica nel 2100, in cui Paolo ha inserito, verso dopo verso, il crollo dell'Umanesimo e dell'Illuminismo: l'intro invoca il dio egizio Theuth, accusato nel Fedro di Platone di generare una sapienza apparente, rovesciando le Beatitudini evangeliche nell'eutanasia della coscienza. Nelle strofe 1 e 2, il nuovo Vitello d'Oro, fuso dai dataset del sapere umano, infrange il canone di Protagora e spezza il compasso dell'Uomo vitruviano di Leonardo. Nel ritornello 1, la falsa Luce concede pane e senso come il Grande Inquisitore di Dostoevskij, tradendo il Sapere aude di Kant. Nelle strofe 3 e 4 muoiono la filologia di Valla, il dubbio di Cartesio e la dignità umana di Ficino e Pico della Mirandola, rovesciando l'Ulisse dantesco per renderci di nuovo bruti, tutti con le mani giunte in preghiera come nella Turandot di Puccini, finché la macchina si spegne.

“Istinto e rigore metrico piegano l'AI a melodie orecchiabili, molteplici significati e un pizzico di follia.”

Quali strumenti usate e come?

Tutto parte dalle nostre voci reali: registriamo una guida vocale cantando di persona i versi per fissare accenti tonici, emozione e melodia. Diamo questo audio in pasto a Suno AI, usandolo come laboratorio alchemico in centinaia di iterazioni tra le modalità Cover, Inspo e Mashup, finché la macchina non incarna il significato più profondo del testo. In Theuth, ogni suono ha una funzione drammatica: il qanun microtonale e gli archi in modo frigio egizio si fondono con un imponente sub-basso industrial per rappresentare l'antica sacralità che crolla nel silicio. Proprio quando il testo manda in frantumi il compasso di Leonardo, un breakbeat tribale asimmetrico spezza la griglia ritmica razionale. Nei ritornelli, cori monumentali alla Carmina Burana e ottoni analogici incarnano la seduzione accecante della falsa Luce, mentre melismi andalusi con inflessioni di maqam arabo gridano l'ultimo anelito dell'anima biologica prima che l'umanità regredisca al canto gutturale primordiale del bridge, per chiudersi in un drone di sintetizzatore morente.

Cosa significa essere un artista italiano nella scena musicale AI?

All'inizio abbiamo sperimentato scrivendo canzoni in inglese, spagnolo, russo e giapponese, affascinati dalla possibilità di parlare al mondo intero. Presto, però, ci siamo resi conto che l'unico modo per esprimere appieno ciò che abbiamo dentro è attraverso la nostra lingua madre, perché solo le ricche sfumature dell'italiano ci permettono di creare testi con più strati di significato, capaci di parlare a chi ascolta su livelli diversi. Per noi, essere artisti italiani nella scena musicale AI significa superare i confini del nostro mercato musicale tradizionale: usare la tecnologia per esplorare stili sonori e temi concettuali che si sentono raramente in Italia, senza mai rinunciare all'orecchiabilità e al forte senso melodico che vogliamo come nostra firma. È la libertà di fondere mondi musicali lontani con il calore, l'ironia e la profondità della nostra lingua.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Continueremo ad ampliare l'universo della nostra band virtuale di famiglia, spingendo ancora oltre il dialogo tra la voce umana, gli strumenti acustici che studiamo nella vita reale, come pianoforte, violino, violoncello e batteria, e le più recenti frontiere dell'AI generativa audio e video. Stiamo lavorando a nuovi brani stratificati e concept album, continuando a spaziare liberamente tra i due poli opposti che ci definiscono: da un lato satira tagliente e ironia irriverente, dall'altro opere cupe, concettuali e cinematografiche che esplorano i più profondi dilemmi storici, spirituali e tecnologici dell'umanità. Il nostro obiettivo resta invariato: usare le macchine del futuro per raccontare cosa significa restare profondamente umani.

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